30/06/2005
      Se non fosse che odio l'estate e i medici

Si si, eccomi Ozzina-che-non-sa-aspettare! Il problema è che esistono periodi di merda, soprattutto in estate. Oggi poi finalmente ho formattato la mia cariola. Certo, non da sola ovviamente, sempre donna sono. E faccio già fatica ad abituarmi ai grandi  tasti della tastiera, al monitor gigantesco, alla risoluzione altissima, alle casse [esistono i suoni, che bello O_O] e soprattutto a windows xp. Mah, problemucci da niente, si tira avanti. Se non fosse che la maratona da donna malata non avesse deciso di fare nuovamente capolino ai primi calori. Dire che ne ho le palle piene sarebbe niente. Dopo due estati passate quasi permanentemente a stretto contatto con dottori di malaffare, rivedermi comparire la febbre [che l'ultima volta durò sei mesi] senza nessun sintomo... beh, potrebbe farmi cominciare a bestemmiare seriamente. Stamattina sono andata a farmi degli esami; ovviamente sveglia alle 6.30, vestizione rapida e poi via in scooter col papà. Se non fosse che stamattina, UNICA MATTINA ESTIVA FREDDA, correndo col vento tra i capelli, il collo e le coscie,  mi sono presa il mal di gola e il raffreddore. Così perlomeno ora i sintomi li ho, zio ken. E' un calvario. Se prima detestavo l'estate a prescindere, ora ho sicuramente un buon pretesto per farlo. Ho già organizzato:  presto mi trasferirò in Alaska o al massimo in Islanda, così vado a trovare Bjork. Estate, estate indecente e stronza. Estate che mi fa eccitare così tanto i reni da farmi venire una bella colica renale. E chi non l'ha mai provata non può minimamente capire il dolore. Insomma, periodo all'insegna della cacca direi, come da due estati a questa parte. Di solito sarei una persona abbastanza ottimista e allegra, ma in questi giorni mi girano proprio i maroni! Devo anche scrivere la tesi, porca miseria, e invece passo più tempo al pronto soccorso. Pensa che ormai li conosco tutti quelli del policlinico, hanno la mia foto segnaletica. E quando hanno finito di ripararmi, andiamo tutti a bere uno spritz, offro io naturalmente. E' brutto sapere di essere rotti da qualche parte ma non capire dove. Oltretutto mi sono fatta una cultura in materia. Per esempio, chi di voi sa cos'è la VES? La VES è un valore nel sangue che indica se hai un'infiammazione da qualche parte, ma ovviamente non ti indica dove. La VES fondamentalmente è una stronza. Potrebbe essere qualsiasi cosa: una spina dentro l'alluce, un dente infiammato, I TA MORTI [che tradotto diventa: "i tuoi morti", ma se non siete veneziani non potete capire.] Che poi col sangue che mi hanno levato ho sfamato tutta la Transilvania, credetemi. Flaconi e flaconi di roba rossa. "Non si preoccupi, questo è l'ultimo" mi dicevano; grazie al cacchio, tra poco ti arrestano per omicidio. Non vi racconto delle mattinate a tentare di centrare un vasetto o dell'esame delle secrezioni vaginali, che già il nome provoca imbarazzo e dolore [almeno per le donne]. E non mi dilungherò neanche a parlare del  sistema sanitario italiano, che ormai conosco bene, nè sulla competenza di medici idioti. Anzi si. Certo, mi sembra naturale che quando hai 40 di febbre senza sintomi, E' OVVIO CHE SEI INCINTA. Eccerto. Se poi mi dai un antibiotico sbagliato e mi si verifica il fenomeno dell'autocombustione in tutto il corpo, non è colpa tua, babbeo di un uomo, alla fine anche tu non sai tutto, devi andare a tentativi. Ma non c'è problema, ci sono qua io, Elisa la cavia umana. Fai con comodo.
Ovviamente mi scuso per la mia botta di vita, ma io proprio non ne esco. Sono quasi contenta se mi trovano qualcosa. Almeno so cos'è. Sto combattendo contro una chimera, porca l'oca. Vabbè vabbè, momento patetico finito. Alla prossima, ora vado a stendermi pensando di stare bene.

Elisa


Un uomo va dal dottore e gli dice: - Dottore, dottore, sono gay!! E il dottore: - Gay? Ma tieni uno yacht in Costa Smeralda? - No. - Tieni un attico a Montecarlo? - No. - Tieni 'na Ferrari? - No. - Tieni 'nu miliardo in banca? - No. - E allora non sì gay, sì ricchione!

Tizio va dal dottore, e appena entra nello studio gli dice: "EEH BELIN, DOTTORE, C' HO UN PROBLEMA !" - "si rilassi, e mi spieghi tutto dal principio..." - "EEH BELIN, DOTTORE, C' HO TRE PALLE !!!" - "beh, di solito questo è un vantaggio piuttosto che un handicap... un testicolo in più dona una certa potenza sessuale..." - "EEH BELIN, DOTTORE, C' HA RAGIONE, MA VEDE, LA MIA VOCE MI METTE SEMPRE IN IMBARAZZO ! OK, MIA MOGLIE MI AMA ALLA FOLLIA, LA MIA PRIMA AMANTE MI CERCA SEMPRE, LA SECONDA DICE CHE LA FACCIO IMPAZZIRE, LA TERZA E LA QUARTA MI CERCANO SEMPRE E ANCHE LA QUINTA ME LA SONO FATTA APPENA IERI E GIA' NON PUO' FARE A MENO DI ME... PERO' BELIN, DOTTORE, QUESTA VOCE !!!" - "beh, potremmo sempre operarla e rimuovere il testicolo superfluo, ma... è sicuro di volerlo fare ?" - "SI', SI' DOTTORE, PERCHE' VABBE' CHE HO TUTTE QUESTE DONNE E A LETTO VADO AVANTI ANCHE PER TRE ORE DI FILA PERO' BELIIIIIIIIN, DOTTORE, IO NON CE LA FACCIO PIU' CON 'STA VOCE !!!". E così il dottore lo opera, e lo rimand a casa. Dopo due settimane il tizio si ripresenta, e gli dice: "Dottore, devo dire che l' operazione è venuta davvero bene... la mia voce è normale adesso, ma vede... la quinta amante e la quarta mi hanno lasciato subito, la terza la settimana scorsa, la seconda tre giorni fa, la prima l' altro ieri e mia moglie... beh, lei mi vuole sempre bene, ma capisce, non è più la stessa cosa... non si potrebbe, per caso, rimettere a posto..." - e il dottore: - "EEEEH BELIN, BRAVO, MICA SI PUO' METTERE, TOGLIERE..."

Un anziano va dal dottore:"dottore, non riesco a fare più pipì". E il dottore:"quanti anni ha?" il vecchio:"92 dottore"......." ha già pisciato abbastanza!!!"


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25/06/2005
      Mangia quel fottuto panino!

Parlavamo ieri sera, io e Lore, di un argomento normale, qual è Pulp Fiction. Tutta colpa di Leanan_Sidhe che ha postato Ezechiele e il suo portavoce. Pulp Fiction può essere la vera incarnazione di molte turbe, fisse e scleri personali. Chi lo cita per inveire contro un prof bastardo, augurandogli una morte religiosa all'insegna del Timor di Dio, chi ne fa filosofia di vita, chi trova in Pulp Fiction una terribile forma di plagio culinario. E ora vi spiego perchè. La prima volta che vidi il film ero con delle mie amiche, era estate, e ce ne stavamo in posizione "svacco sudato" in divano davanti alla tv. Una di quelle classiche giornate da "dopo festino notturno", in cui ti senti sbattuta come una frittata con le cipolle. Non so se capita anche a voi, ma dopo aver ingerito alcol per ore, il giorno dopo, oltre a bere come un cammello che si prepara all'esodo della sua vita, mi viene anche una gran fame nervosa. Comunque sia, almeno per quanto mi riguarda, esiste un significativo punto dentro quel maledetto film che quel giorno mi fece perdere il controllo. E non solo a me, ma anche alle mie amiche. Mia e Vincent al Jack Rabbit Slims. Loro due e i loro FOTTUTI PANINI. Non considerando le bave che ho evacuato per il frappè da 5 dollari o la coca alla vaniglia, la mia attenzione fu catturata da quei micidiali, immensi, incommensurabili, fagottosi panini. Senza alcuna pietà per gli eventuali spettatori affamati, sti due bastardi cosa fanno?? Si mettono a parlare. E non solo! Snobbando assolutamente il ben di Dio che hanno sotto il naso, si accendono OTTOMILA SIGARETTE, continuando a farsi i cazzi loro. Nervoso, panico, sacrilegio!!! Mia, bella di mamma, non vedi come sei patita? MANGIA IL TUO FOTTUTO PANINO! No niente, niente da fare.. al massimo bevono.. lei tira di coca.. lui accenna qualche movimento mandibolare. Niente soddisfazione, niente masticamento morboso, niente degustazione orgasmica. Niente di niente.

Tornando per un secondo alla scena di Ezechiele, ecco che lì troviamo un altro fastidio culinario. Ma questa volta è il contrario. Ed è proprio a causa di questa scena che Lore avverte le mie stesse frustrazioni di cui sopra. Jules, che tu sia maledetto. Quest'uomo dall'acconciatura improbabile riesce a mangiarsi un panino con così tanta avidità satanica, che se anche hai appena finito un pranzo di notte, un rivolo di bava psicotica farà comunque capolino dalla tua bocca. Ne sentiamo perfino il sapore in bocca, l'unto nelle mani, il bolo che scende nell'esofago, il senso di sazietà convulsa. E prima che il nostro senso di immedesimazione incoscio ci faccia sentire il bisogno inutile di bere qualcosa per mandare giù il boccone, ecco che Jules afferra una bibita. Sembra che la tiri su perfino col naso, la narici si allargano, come in un copioso abbraccio, fino a sentire la cannuccia che raschia il fondo del bicchiere... Ahhhh sazi finalmente.

Quella volta con le mie amiche non c'è stato niente da fare. Finito il film siamo letteralmente scappate al Mc Donald più vicino. E a me dispiace anche per i No Global, ma la reazione chimica è pari all'esigenza estrema di droga. Ora non posso più guardare quel film se so che nelle vicinanze non c'è un Mc Donald disponibile. Unto e bisunto.

Mangialo zio ken, mangialo! Subito!

Elisa

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24/06/2005
      Restyling

Come potete vedere ieri sera/stamattina ho fatto qualche cambiamento al layout del blog. Spero vi piaccia! Vi avverto che non sarà l'ultimo e che, anzi, cambiamenti di questo tipo saranno più o meno fequenti. Il motivo è semplicemente che mi diverte molto fare grafica web, anche se (come credo sia ben visibile) sono alle prime armi... ^^'
Ho fatto qualche test (Internet Explorer, Opera, Mozilla e Firefox) e tutto sembra al suo posto. Se utilizzate un browser che non è fra questi e visualizzate male la pagina comunicatemelo e cercherò di fissare il bug.
Cheers!

Il WebMaster Lore :P

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23/06/2005
      Le indicazioni

Venezia, San Sebastiano. Finito l'esame esausta me ne torno a casa. Nel tragitto mi si avvicinano due tedeschi, i classici tedeschi. Lei guanciotte rosse, bella robusta, cappello di paglia in testa e cartina in mano; lui alto e secco ma con una voluminosa panza birrosa.

Lei: "Mi skkuzi sig-norina, dofe è Zattereh?"
Io ormai ci sono abituata, e raramente ho voglia e pazienza di dare indicazioni elaborate.
Io: "Sempre dritti sempre dritti."
Lei: "Ah, IAH, gvazie."

Mi sudano perfino le unghie. Arrivo sconsolata in piazzale Roma e aspetto che mi padre mi venga a prendere in scooter. Al che mi si avvicina una coppia di giovani giapp. Ecco, DA NOVO, finiranno mai di fermare solo me per chiedere indicazioni?

Lei: "Per CEIN stescion?"
Io: " O_o O_O -_-"
Lei: "CEIN, CEIN stescion!"
Io: "Ehm... Train station?"
Lei: "Si si CEIN stescion"
Io: "Vede lì? SEMPRE DRITTO SEMPRE DRITTO."
Il tutto seguito da settemila inchini.

A me dispiace in verità, ma ho sentito chiedermi delle indicazioni assurde in vita mia. Una volta una cinese sulla quarantina mi si avvicina e mi fa: "Con quale autobus si arriva in Piazza San Marco?"

Le morali sono:
1. MAI chiedere informazioni a uno studente.
2. MAI chiedere informazioni a Venezia, tanto sono inutili.
3. Quelle che chiedono informazioni sono sempre le donne.
4. Astenersi deficienti.

 Elisa

 

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21/06/2005
      Il morbo della massaia

A volte le cose succedono quando meno te l'aspetti. E oggi è una di quelle giornate. Me ne stavo spaparanzata a cazzeggiare quando mi prese IL MORBO DELLA MASSAIA. Cominciai a guardarmi attorno, e per la prima volta schifai tutto quello che mi circondava. La mia testa si riempì di straccetti, spruzzini sgrassanti e file allineate di libri e cd. Non resistetti a lungo. Anche perchè questo particolare tipo di morbo mi prende circa due volte all'anno. Meglio prendere la palla al balzo. Così, messa su una musica adatta all'occasione, divenni per filo e per segno una massaia. Accatasta, pulisci, togli la polvere, sposta, butta via, riordina, svuota, ecc ecc. Finchè non mi ritrovai tra le mani la tastiera del pc. Dovete sapere che per ora sto usando il pc portatile, poichè il mio povero guerriero è andato in pappe qualche settimana fa, e quindi devo formattarlo. Era arrivato al punto che quando gli chiedevo gentilmente di aprirmi un file .doc, mi rispondeva con una pernacchia e si bloccava irritato. Insomma, presi in mano la tastiera, e finalmente mi resi conto di una cosa: IO FUMO TROPPO. Quel pallido colore topo-ammalato non esisteva più; al suo posto la tastiera aveva preso quel tipico colorito di palude salmastra. La fissai sconsolata per qualche secondo, pensando che magari era il caso di comprarne una nuova. Poi però il morbo mi procurò una scarica massaica, o massaiola, che mi fece voltare il viso verso la mia mano sinistra, che non aveva mai smesso di impugnare lo sgrassatore SCIANTECLEAR. E cominciò il lavaggio folle. Divino, estasiante, pura musica lavatoria, un tripudio di macchie e aloni giallastri che venivano via, piccoli bottoncini arrugginiti che risorgevano. Sudore dalla mia fronte, ma tanta soddisfazione. La creatura stava rinascendo, io ne ero la madre, la creatrice. Mi godevo ogni attimo della pulitura, e ogni tanto mi fermavo ad ammirare lo sporco sullo straccio. Un orgasmo quando mi venne l'idea di soffiarci sopra. Da sotto i piccoli tastini prese un pullulare di candida cenere grigiastra, che come neve leggera si posava sui bordi della tastiera o finiva dentro i miei occhi. Quando finii mi sembrava di essere più giovane di dieci anni, e la candida tastiera con me. In quel momento sarei riuscita a pulire tutte le tastiere della galassia. Decisi che per nulla al mondo avrei buttato via quell'infinita fonte di piacere. Certo, questo mi obbligherà a fumare in eterno, ma se un giorno smetterò comprerò cmq le sigarette e obbligherò mia sorella a fumarle sopra la tastiera.

Ovviamente, se qualcuno è così pio, può inviarmi la sua tastiera affinchè io possa pulirla e godere di ciò. Ma attenzione, questo fenomeno si verificherà sono due volte all'anno, quindi vi farò sapere quand'è il momento più propizio.

A quando la prossima estasiante avventura nel magico mondo della massaia?

Postato da: logspeeches a 22:14 | link | commenti (4) |

      New Orleans Again


Eccolo qua!

Finalmente posseggo anche il terzo pacchetto della leggendaria serie Pall Mall New Orleans! A questo punto devo confessarvi di essere tentato di fumare per un po' le altre città x farmi tutte le serie, voglio dire, fra qualche anno, al di là dell'importanza artistica dell'opera, inizieranno a valere anche i loro bei soldi!

...qui di seguito i tre pacchetti allineati a formare l'opera completa nel suo splendore.

Postato da: logspeeches a 18:55 | link | commenti (4) |

20/06/2005
      Fuckin' Middle Ages

Bene... e anche l'esame di Storia della Filosofia Medievale è andato. Sorvolo sul voto che è il più basso del mio libretto, nonostante la preparazione dell'esame sia stata probabilmente la più lunga e impegnativa da me affrontata fino a questo momento. Cmq sia è il classico esame rognoso che ti interessa solo toglierti di torno, quindi fanculo il voto! mi sarei preso pure un 18! (ma x fortuna nn l'ho dovuto fare ^^''')...
Sento che questo esame mi ha cambiato nel profondo. Provo dei sentimenti totalmente nuovi che non avrei mai immaginato di provare:
come l'odio irrazionale e incontrollato nei confronti di tutto ciò che è medievale (eccetto il signor Meister Eckhart), la necessità vitale di scrivere un libro che prima o poi verrà messo all'indice da qualche importante vescovo, ma soprattutto la consapevolezza che un giorno, anche io, sarò baccelliere sentenziario a Parigi.

Al momento sto preparando un altro esame (Storia della Filosofia Antica), quindi continuerò a postare qui sporadicamente...
Ahhh dimenticavo, come degna conclusione della giornata oggi ho trovato il pacchetto di sigarette col contrabbassista! Domani lo posto! :D

Au revoir!


Lore

 

Postato da: logspeeches a 22:59 | link | commenti (3) |

      Uuuuuui Uuuuuuuui

Giuro solennemente che un giorno posterò una lista dei film consigliabili, così non scasserò più la minchia con i vari post da maniaca cinefila. Tuttavia stasera non posso fare a meno, sono presa da deliri convulsi che vanno dalla commozione ai sensi di colpa. E mi sto accorgendo che, oltre a Lynch (si lo so Lore, su ogni post devo scrivere la parola LYNCH, io e il mio cervello abbiamo stipulato un contratto) sto parlando solamente di trashoni, perchè alla fine è molto più facile, anche se mi fa passare da una ragazza completamente inebetita. Ma non è colpa mia, è colpa sua, della MAMMA SERIALE, di Kathleen Turner, donna meravigliosa e che io adoro con tutta me stessa (la parte inebetita di cui sopra). E' che non riesco a non incantarmi davanti al suo dolce visino, mi è praticamente impossibile. Per cui chiedo a tutti voi un minuto di silenzio, ad osservare questa donna in tutta la sua bellezza. In un futuro prossimo ma anche no, magari farò la persona seria...

Elisa

ps: ah ecco, sto parlando con un mio amico di Il ladro di orchidee. O come si suol dire: il meta meta meta film. Da vedere!

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19/06/2005
      La dittatura grigia e nera

L’inizio, come la maggior parte delle volte, è abbastanza confuso. Non posso fare a meno di tormentarmi ogni mattina per trovare la causa ai miei effetti onirici. Comunque sia, tutto cominciò con una proiezione di un film (o almeno così mi sembra) nella sala principale del mio vecchio asilo d’infanzia. La gente sta tutta distesa per terra con i sacchi a pelo. C’è penombra quando entro anche io, ma ad un tratto l’interno assomiglia più a una chiesa che a un asilo. Molte persone si voltano incuriosite dalla mia persona, ma io non ci faccio caso, mi arrampico in una sporgenza della chiesa e da lì guardo lo schermo. Potrei quasi affermare che è da questo punto che le cose cominciarono a mettersi male. Tuttavia, per tutta la durata del sogno, io non scoprirò mai cosa abbia dato il via alla reazione a catena che portò la gente della mia città a vivere in un perfetto incubo hitleriano. La macchina da presa che-tutto-può compie un primo piano su una donna dai capelli rossi, forse sulla quarantina. I suoi occhi diventano di marmo, le sue labbra si corrugano e dallo stomaco parte un urlo incessante che ci fa quasi esplodere le orecchie. Davanti a lei il mio caro alieno, così come lo ha disegnato Giger, quasi sempre presente nelle mie scorribande notturne. La gente scappa in preda al panico. La chiesa diventa un brulichio di gambe che sgambettano per arrivare prima alla porta. Anche io mi do da fare per salvarmi. Quando esco dalla chiesa/asilo lo spettacolo che mi si presenta davanti è decisamente sconcertante. Il buio della notte densa inghiotte tutto ciò che di vagamente umano ci sia in giro. Solo qualche vicina e lontana vampata di fuoco non sembra subire cambiamenti. La città è ridotta ad un cumulo di macerie. Il fumo metallico sale verso il cielo e poi ripiomba sopra le nostre teste in fuliggine. Eppure nessuno sa di cosa si tratti, forse nessuno se lo chiede. Sì, forse è proprio così. La gente comincia ad organizzarsi in sporadici accampamenti di fortuna, erigendo delle lunghe tende per recuperare e dare sostegno a tutti. Io mi infilo sotto una di quelle, e continuo a non pormi alcuna domanda. Nell’accampamento trovo una mia amica, di identità indefinita, che mi parla come se nulla la riguardasse. Anzi, si permette di fare qualche apprezzamento su un ragazzo che sta passando di lì, una figura abbastanza sfumata, maglione scuro e jeans. Lo vediamo dirigersi verso un improbabile bagno. Mi convince a seguirlo, però a gattoni, per non farsi vedere. Così, messi in moto ginocchia e palmi di mani, con passo furtivo guadagnamo la porta del bagno e ci infiliamo dentro. L’interno assomiglia quasi a una serra, molte piante, forse qualche mattone. Un gruppo di ragazzi parla del più e del meno. Uno di questi mi si avvicina e, tenendomi per i polsi, tenta di baciarmi. Io non sembro infastidita, solo curiosa. Forse si presenta, forse no. Sta di fatto che quella faccia me la ricorderò per il resto della mia epopea onirica. Come se fossimo sempre stati amici, penso. Sono di nuovo nella città della gioia, tra copertoni andati a fuoco e persone che soffrono senza motivo. E ancora nessuno si chiede cosa sia successo. Nell’aria sembra esserci solo un odio comune verso un’entità dai contorni irreali. Dio, apocalisse, nazisti, alieni. Non importa la forma, l’importante è il contenuto. Già, perché da quell’urlo tutto sembra essersi trasformato in una zona di guerra, la paura è la stessa, il bisogno di una coalizione rivoluzionaria è priorità. Pian piano la gente torna nelle proprie case, diroccate e sporche. Tenta di rifarsi una vita, quasi invano. Si sopravvive a stento con delle piccole attività, mentre i giovani si lanciano in manifestazioni e propagande. Io ho trovato asilo in un piccolo retrobottega di un negozio di parrucchieri. Dalla mia stanza li sento confabulare di fame, miseria e di “quella cosa” che ci sta distruggendo tutti. Non ci sono soldi, la gente si ammala. Pochi possono permettersi il lusso di andare dal parrucchiere. E’ tutto così grigio, così polveroso. Un giorno non ben definito nel corso degli eventi, mi accorgo che uno dei parrucchieri sta male, così corro veloce per la strada e mi metto a bussare a tutte le auto che mi compaiono davanti. Una rossa, una blu, una verde, una gialla. Busso al finestrino della macchina gialla. Un ragazzo tira giù il finestrino. E’ lui, è il ragazzo del bagno. Lo imploro di aiutarmi, lui e i suoi amici che sono dentro l’auto. Ma lui non mi ascolta, sembra avercela con me. Mi metto in ginocchio sul bordo della strada. Niente, lui ha del risentimento verso di me, forse per quella volta nel bagno. Forse perché l’ho rifiutato. Infatti mi sento in colpa per essere andata a chiedere aiuto proprio a lui, ma non so più cosa fare, sono disperata. Ingrana la marcia e scompare dalla mia vista. Nel frattempo in città le manifestazioni si fanno sempre più assidue e prepotenti. Un ragazzo le guida tutte. Se ne va in giro per la strada urlando “rivoluzione” per mezzo di un altoparlante. Ha un lungo cappotto grigio e sotto una maglia nera. Ai piedi porta degli anfibi. A me non sembrano interessare quelle cose, fatica sprecata penso. Meglio tentare di tirare su i cocci della nostra città e darsi da fare. Purtroppo però non c’era ancora fine per le nostre sofferenze. Un mattino mi alzo e scendo in strada. Me ne sto sul marciapiede a guardare il pallido sole del mattino farsi spazio invano. Ed è a quel punto che dall’angolo della strada compare una lussuosa macchina nero metallizzato. Nuova, perfetta, incredibilmente perfetta. Sfreccia per la strada, e dopo di lei un altro sciame di auto invade entrambe la marce. Una voce all’interno della prima auto annuncia LA DITTATURA. Riconosco la voce, è lo stesso ragazzo che i giorni prima andava per la città a cantare versi di libertà per tutti. Deve aver cambiato idea. Da quel giorno comanderà lui sulla città, sarà il capo supremo delle nostre vite. E così fu. Le razzie sono all’ordine del giorno. La gente non esce più di casa, anzi, barrica la porta con sedie e armadi, e si nasconde nell’ombra dei muri per non essere vista dalle finestre. Anche io me ne sto chiusa nella mia stanza, anche se ogni tanto, dalla fessura della porta, sbircio verso il negozio e verso la piccola vetrata, fino a vedere la strada. Si sentono urla da fuori. I parrucchieri e i clienti si fermano di colpo. Nessuno osa neanche fiatare. Le urla delle milizie devote si fanno sempre più vicine. E’ strano, ma dentro i nostri cuori sappiamo già che prima o poi arriveranno anche da noi. E’ solo questione di tempo. Sto ancora guardando dalla fessura della mia porta. I corpi sono irrigiditi dal terrore. Dalla piccola vetrata del negozio compare un volto, con addosso un qualcosa di rosso. Lo sentiamo avvertire i suoi amici che dentro c’è qualcuno. La marmaglia di giovani assassini, dotati di una forza quasi sovrumana, riesce ad aprire la porta e ci trascina tutti fuori, in mezzo alla strada. Per qualche secondo vedo solo nero. Poi la macchina da presa diventa onnipresente, e compie una panoramica dall’alto. Mi vedo legata e distesa sul bordo della strada. I parrucchieri e i clienti invece si trovano legati al centro. Sono posizionati in semicerchio, ognuno con una struttura di metallo che li tiene legati e in piedi, un po’ come un lettino dell’ambulanza in verticale. Per mezzo di un meccanismo, che non vedo, viene loro passata la corrente elettrica. Li vedo dimenarsi urlando come maiali sgozzati. Vedo anche me stessa. Sono tutta vestita di nero, capelli corti e neri. Vicino a me c’è un ombrello. Nero. I giovani miliziani ridono dentro le loro divise lunghe e grigie. Nei giorni seguenti si sentono sempre più urla, si vede sempre più morte, ma mai una goccia di sangue. Io non so spiegarmi come mai non mi avessero fatto niente. Una ellisse temporale mi fa capire che è passato del tempo, e che forse tutto l’orrore si sta affievolendo. Decido così di provare a scappare da quella casa, e trovare rifugio in qualche altro luogo, magari un po’ fuori città. Mi ritrovo così in una casa di legno, quasi un fienile. Lì c’è mio padre e mia sorella più piccola. La casa è molto alla buona, le assi che la compongono sono abbastanza lontane una dall’altra, lasciando così far passare l’aria. Sia di giorno che di notte infatti c’è sempre molto vento e le tende (o lenzuola) appese qua e là per la casa sbattono, ma senza far rumore. C’è anche un terrazzo, dove mia sorella usa spesso mettersi lì a suonare la sua pianola. Io dico a mio padre che non è il caso, ma lui controbatte spiegandomi che qui i miliziani non possono vederla perché siamo fuori città. Una sera, al piano superiore, dove c’è la camera da letto (tre materassi, qualche coperta e una tv), ci stiamo preparando per la notte. Ad un tratto sentiamo delle voci, così familiari per me, avendole già sentite altrove. Mi immobilizzo, mi sale il panico, e lancio uno sguardo congelato a mio padre. Lui mi dice di stare dove sono. L’unica cosa che fa è abbassare un po’ la tv. I miliziani salgono le scale e arrivano in camera. Ma non passano subito alle mani come li avevo sempre visti fare. Non ricordo i discorsi, ma la sensazione generale è che mio padre aveva in qualche modo a che fare con loro. Con o contro non ne ho idea. Sta di fatto che i miliziani se ne stanno in piedi immobili, mentre mio padre prepara dei panini. Ci spalma all’interno una specie di formaggio molle. Ne dà uno a me e uno a mia sorella. Mi dice che c’è del veleno all’interno, e che è meglio uccidersi da soli che per mano dei miliziani. Io senza indugio mi metto a mangiarlo. I miliziani vanno via. Continuando a mangiare il mio boccone mortale avverto un rumore da sotto la casa. Così apro una botola sul pavimento e guardo giù. Ma vengo interrotta da mio padre che mi dice che posso anche smettere di mangiare, perché i miliziani sono andati via ma che soprattutto non c’è nessun tipo di veleno dentro il panino. Io accolgo la notizia con superficialità e annuisco distrattamente. Ero catturata dal quel rumore che avevo sentito. Mi ritrovo all’esterno della casa. Un ragazzo sta davanti a me. E’ quello del bagno e della macchina gialla, in tenuta da miliziano, cappotto grigio lungo, maglia nera e anfibi. Mi sento tradita, e capisco perché quel giorno non mi aveva aiutato, forse era già entrato nell’esercito della morte, forse ci stava pensando seriamente. Lui sembra triste, con gli occhi sembra chiedermi scusa, ma non lo dice. Mi parla solo del fatto che in città le cose stanno cambiando e che il dittatore sta perdendo potere. Si sente sperduto e confuso, ed è venuto da me perché non sa da che altra parte andare. Io ho pietà di lui, ma non voglio aiutarlo. Un’ellisse mi porta alla fine della dittatura. I miliziani vengono impiccati in piazza. Anche lui. Io giro lo sguardo e piango.

 

 

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18/06/2005
      The Phantom of the Paradise

Avevo promesso a me stessa che avrei promosso questo film alle folle, poichè ognuno di voi piccoli esserini deve essere a conoscenza di questo imponente film. Dovete sapere che la mia videoteca personale ingloba in sè una ricca collana di trashoni horror, circa una cinquantina. E questo può anche farvi capire una delle mie tante inclinazioni cinematografiche. Insomma, alla fine, ok essere seri menandosela con Lynch, però insomma, una così innocua passione per tutto ciò che è horror, splatter, trashoso e demenzialmente geniale, non fa male a nessuno. Detto ciò, un bel giorno di primavera, io e Lore ci avventurammo in questo film, che era stato abbandonato nelle retrovie delle mia videoteca. E letteralmente si aprirono le porte del Paradiso. Certo, qui si parla di Brian De Palma, mica il primo pirlotto, ma nessuno dei due si aspettava cotanta bellezza. A prescindere dal fatto che il periodo è quello buono (anni '70)e che le muische sono fichissime, ciò che riesce a farti letteralmente rotolare a terra con spasmi e risate frenetiche sono i personaggi e l'ambientazione. E' come ritrovarsi di fronte le scenografie di un Kubrick impazzito. A questo punto vorrei mostrarvi colui che io oggi adoro come un dio del trash, l'uomo la cui sola vista destò in noi una umile meraviglia, e anche un pizzico di invidia. BEEF.

Guardatelo, no ma, guardatelo ancora, cotanta grazia, cotanta bellezza, cotanto fascino. E' un divo nato, è l'ottava meraviglia del mondo. E' lui, BEEF. Di professione fa il cantante, sempre discreto, sempre impeccabile, come in questa foto, la cui magnificenza viene rappresentata.

Insomma, il resto non ve lo dico, però vi OBBLIGO a guardarvelo, anche perchè il marchio della casa discografica è qualcosa di imperdibile. Alzate i culetti e cercatevelo! ASSOLUTAMENTE.

 

Elisa

 

Postato da: logspeeches a 11:56 | link | commenti (5) |

 

[ about us ]

Elisa, 22 anni, terzo anno della facoltà di Tecniche Artistiche e dello Spettacolo a Venezia, laureanda con una tesi su Lynch, mi piace scrivere, cinema cinema cinema, e da grande voglio essere un gatto.

Lorenzo, 21 anni, studio Filosofia in quel di Firenze, suono un po' di tutto, probabilmente la persona più pigra con cui avrete mai a che fare. Aspirante Genio incompreso.

 

[ listening to ]

Elisa

Tool - "Lateralus"

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Lorenzo

Sigur Ròs - "Takk"

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Elisa

Enrico Ghezzi - "Paura e Desiderio"

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Nick Hornby - "High Fidelity"


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